Accademia Shiva Ksatriya Vidya

Gli aforismi di Inagaki Genshiro Yoshimichi (1911-1995) 


Nel 1957, dopo aver sbaragliato tutti gli avversari in un grande confronto indetto dall’Imperatore, Inagaki Genshiro Yoshimichi, riceve come premio l’incarico di costituire una Cattedra di Kyudo all’Università Imperiale di Tokyo, compito che ha assolto con tutte le sue energie. 

Kyûdô significa letteralmente “via dell'arco” e si caratterizza per l’apprendimento e il perfezionamento delle abilità tecniche e le sfide che le situazioni proprie del tiro con l’arco pongono all’animo umano, tracciando una via verso la conoscenza dello spirito. 


1. "L’Arte del kyudo è costituita da e si sviluppa con l’unificazione di tecnica e spirito (mente); l’allenamento della tecnica e quello mentale costituiscono il kyujutsu, che è precisamente ciò che intendo per vero kyudo".


2. "L’unica via per penetrare il vero Kyudo, cioè l’insieme di tecnica e di spirito (mente) che ivi coesistono, consiste nel praticare l’esercizio del tiro; coloro che reputano possibile raggiungere la comprensione dello spirito del kyudo coltivando sì il dominio di corpo ed etichetta, ma trascurano l’arduo esercizio delle tecniche, dal kyudo non trarranno altro che vuota forma esteriore".


3. "La tecnica di tiro comprende forme e azioni proprie del Kyudo; essa può assumere taluni lineamenti delle tecniche Zen, ma il Kyudo non è solo questo perché soltanto l’unione dei tre elementi, forma, azione e spirito fusi insieme, può considerarsi vera e completa Arte del Kyudo nella sua
forma migliore".


4. "Il kyudo non è fatto per chi cerca emozioni forti, ma per chi cerca veramente la Pace".


5. "La freccia è fatta per colpire, quando volete usarla, usatela per il suo scopo".


6. "Aumentando la sensibilità percepiremo meglio le cose e percependo meglio le cose potremo godere maggiormente della vita".


7. "Tutti hanno difetti, ma il Kyudo cerca di elevare lo Spirito. Cerchiamo cioè di correggere i nostri errori. 
Non c’è sicurezza di correggerli prima di morire, ma possiamo correggerci fino alla morte".


8. "Raggiunto un certo stato spirituale, HANARE avviene come
riflesso di un’adeguato condizionamento psicofisico. Tale condizionamento è anche concausa dello stato spirituale che gli corrisponde. La mia lunga esperienza mi induce a insistere su quanto sia necessario esercitarsi in entrambe le direzioni della tecnica e dello spirito per arrivare a comprendere lo Spirito dell’Arco".


9. "Il nostro fine è comprendere ed apprendere come l’essenza dello spirito umano, vale a dire la vera natura del Sé, non consista in sistemi ideologici o nelle proprie idee personali, bensì in un particolare stato che con quelli non ha nulla in comune. Quando poi si ritenga di aver raggiunto quella comprensione e quell’apprendimento, è di fondamentale importanza verificare se se ne sia acquisita la vera qualità oppure soltanto un’illusione".


10. "Non dimenticare la mente del principiante".


11. "Questo è l’insegnamento chiave: avere l’umiltà di mettersi sempre in discussione per imparare cose nuove, uscendo dalla propria zona di comfort".


12. "Mille o duemila tiri, ma per ogni freccia un tiro nuovo."


13. "Un tiratore serio, che si allena nel modo giusto, vede il cogliere il centro come uno specchio del suo progresso e del suo stato spirituale. Ed è perciò che il desiderio di cogliere il centro diventa anche esercizio del cuore".


14. "La sola via per rivedere la luce è tornare all’umiltà del principiante: ricominciare dalle regole fondamentali ed esercitarsi con spirito di autocritica e di disciplina; proprio questa è la via più breve per addentrarsi nella vera Arte del Tiro".