Accademia Shiva Ksatriya Vidya

Śiva e il ladro


Un giorno la Dea Pārvatī chiese a Śiva: “Signore, ho sentito che c'è un tempio sacro a Kāśi, dedicato a te, e che chiunque Ti offra la sua devozione in quel luogo, dopo essersi bagnato nel sacro fiume Gaṅgā, guadagnerà il merito di venire sul monte Kailās e di abitarvi per sempre.” 

Il Signore Śiva replicò: "Non tutti possono guadagnarsi questo merito. La sola visita al tempio e l’offerta devozionale alla mia immagine non sono sufficienti. Voglio chiarirti questo punto inscenando una commedia. Vieni, scendiamo a Kāśī sotto le sembianze di due persone anziane…"

Il Signore Śiva e la sua consorte apparvero all’entrata del tempio: Pārvatī come una povera vecchia di ottant’anni e il Signore Śiva come un vecchio rachitico novantenne. Śiva, con la testa sulle ginocchia di Pārvatī si lamentava pieno di sofferenza mentre la vecchia piangeva disperatamente.

Pregava ogni pellegrino dicendo: “Oh devoto, guarda com’è ridotto mio marito, ha tanta sete e può morire da un momento all’altro! Volete per favore andare a prendere un po’ d'acqua per lui, io non posso lasciarlo solo.” 

I pellegrini salivano dalla scaletta che portava al fiume, dopo aver fatto il bagno cerimoniale nel Gaṅgā; i loro abiti erano bagnati e portavano dell’acqua in recipienti di lucido ottone. 

Vedevano ed udivano la donna lamentarsi, qualcuno diceva: “Aspetta, mi occuperò di tuo marito dopo che ho offerto le acque sacre di Gaṅgā al Signore Viśvanathā .”

Qualcun altro disse: “Che seccatura! Perché questi mendicanti non ci lasciano fare in pace almeno le nostre offerte di adorazione!” Ed altri ancora: “Non dovrebbe essere permesso a questi straccioni di stare qui!” C’era veramente una grande folla all’entrata del tempio e un borsaiolo professionista si aggirava da quelle parti, e quando sentì la donna piangere si voltò e vide la scena dei due poveretti. 

Non poté sopportare la vista di quella vecchia che si lamentava mentre sosteneva un povero vecchio morente e si avvicinò e le chiese: “Madre, di cosa avete bisogno? Chi siete? Come mai vi trovate qui?” 

La donna anziana rispose: “Figliolo, siamo venuti qui per avere il Darśana del Signore Visveswara, ma mio marito improvvisamente si è sentito male ed è svenuto. Forse potrebbe sopravvivere se qualcuno versasse qualche goccia d’acqua nella sua bocca riarsa; io, però, non riesco ad andare a prenderla, le sue condizioni sono troppo critiche e non posso lasciarlo solo. Ho chiesto a molta gente di aiutarmi, ma nessuno ha voluto darmi un po’ d’acqua anche se passavano di qui portando recipienti pieni!” 

Il ladro si sentì pervaso da una grande compassione, prese una zucca secca e vuota andò a riempirla al fiume e la porse al vecchio, ma ella lo fermò: “Figlio, mio marito sta per morire e non può accettare acqua da una persona che non dice la verità.”  Il borsaiolo non capiva il senso di quelle parole e le disse: “Madre, che volete che faccia?”, e con una cinica risata continuò: “Non ho mai fatto nulla di buono fino ad ora, sono un ladro professionista. L’unica cosa buona che ho fatto nella mia vita è ciò che sto facendo ora: dare da bere ad un moribondo e questa è la verità!”, così dicendo versò gentilmente l’acqua nella bocca del vecchio. 

Non appena ebbe compiuto questo gesto, l’anziana coppia scomparve ed al suo posto apparvero il Signore Śiva e la Dea Pārvatī in tutto il loro splendore. 

Śiva sorrise e disse: “Figlio mio, tu sei benedetto. Non c’è principio più grande del dire la verità, né alcun servizio devozionale più fruttifero che aiutare il prossimo. Tutti i tuoi peccati ti sono stati rimessi per merito di quest’unico atto di bontà.”